martedì 31 gennaio 2012

MARAGARITA COME SI DEVE

A Las Vegas la gente passeggia per strada, a tutte le ore del giorno e della notte, con un bicchiere lungo un metro colorato di blu, verde e non so più quale sfumatura dell'arcobaleno, sul quale c'è scritto "One Yard Maragarita". Il bicchiere è persino fornito di una tracolla per portarsi in giro la bevanda o per tenerlo sotto controllo, ben saldo, se si è già troppo sbronzi per alzare il gomito e camminare contemporaneamente. Naturalmente è termico. Se qualcuno volesse provare l'ebbrezza di deambulare con un metro di cocktail in mano, bevendo fino all'incoscienza, almeno vada dove lo fanno decente e la qualità dell'alcool è buona; non, come nella maggior parte dei luoghi che propongo questo beverone, qualcosa che assomiglia all'alcool di contrabbando creato dai contadini del Sud degli USA nei boschi attorno alle loro fattorie e detta "Moonshine" (un giorno vi racconterò la storia del di questo fuoco liquido). Se proprio volete provare il brivido, allora, andate da "Margaritaville", il locale del cantante Jimmy Buffet, sullo Strip vicino al Flamingo. Io preferisco la versione nel bicchiere normale e la ricetta che propongo oggi è ispirata a quella che ho bevuto da "Topolobambo", IL ristorante messicano di Chicago; da non perdere nella maniera più assoluta, il Margarita e il ristorante. Tra l'altro quando Obama è in città capita che ci faccia un salto, forse è meglio dire ci faceva un salto.

125 ml di tequila di buona qualità - 60 ml di Cointreau - 60 ml di succo di lime - ghiaccio - sale

Preparare i bicchieri: inumidire leggermente il bordo con acqua o succo di limone, in un piattino  mettere il sale e premere leggermente il bordo del bicchiere per ottenere una sorta di crosticina di sale. Mescolare, non shakerare, in uno shaker tutti gli ingredienti tranne il sale. Filtrare e versare nel bicchiere. Servire, se lo desiderate decorato con una fettina di limone.
per due bicchieri 

lunedì 30 gennaio 2012

ATTERRAGGIO A LAS VEGAS

Aereo in fase d'atterraggio
Per un certo periodo della mia vita ho vissuto a Las Vegas, non a lungo, giusto il tempo per imparare a conoscere i suoi ritmi e le sue contraddizioni, ma soprattutto per innamorarmi del deserto.
Sono arrivata in città una sera al tramonto, dopo un volo intercontinentale che non finiva più, un cambio eterno e litigioso all'aeroporto di Chicago - avevo le valigie troppo pesanti secondo la signorina del check-in, io la pensavo diversamente, e il nostro scambio di opinioni è stato piuttosto vivace; siamo arrivate ad un compromesso e lei mi ha fatto pagare solo metà dell'eccesso peso; la carta di credito non funzionava e, come a volte mi capita, non so per quale divino intervento, lei ha deciso di abbuonarmi tutto il carico in eccesso, un bel momento di fortuna, che avrebbe meritato una giocata immediata non appena scesa dall'aereo. A noi piace talmente giocare che abbiamo puntato un po' di dollari alla roulette solo l'ultimo giorno, tanto per dire di averlo fatto. Dicevo, un intercontinentale senza fine, una semi lite, ore di fuso orario sulle spalle, e ad accogliermi una temperatura decisamente sopra lo zero per essere il giorno dopo San Valentino. Schiacciata nel posto accanto al finestrino, costretta a non muovere nemmeno un muscolo in un aereo con la spazio gambe dedicato ai Puffi, guardavo fuori. Sotto di me il paesaggio dello Utah, con le sue montagne innevate e il suo lago salato, era diventato una distesa di colline aride e senza vegetazione, che si trasformavano in zone di sabbia sfumata dal bianco all'ocra, al marrone, fino al rosso di qualche canyon che si apriva come sospeso nel nulla.
L'arrivo a Sin City è decisamente spettacolare, da un lato il deserto, dall'altro le colline e le montagne aride che circondano la città, in mezzo i grattacieli lucenti. Si atterra in bocca allo Strip, questo è il nome con cui il mondo conosce il Las Vegas Boulevard, la pista finisce proprio dove inizia la strada più famosa della città, ci manca poco che non si veda il cartello stradale con la scritta "Welcome to Fabulous Las Vegas", che sta lì piantato dal giorno della fondazione. Durante la manovra di avvicinamento, se sei fortunato cominci a vedere gli alberghi "parco giochi", la Tour Eiffel del Paris spicca su tutti, è grande due terzi di quella vera, ma vedi anche qualcosa che assomiglia ad un cioccolatino rivestito di carta lucida marrone, il Whynn, affiancato dal suo gemello Encore; di fianco la Venezia di cartapesta del Venetian e, un po' più spostati, i merli e le torrette che paiono un gioco per bambini fatto di zucchero, à vous l'Excalibur. E quella sera nella luce del tramonto la città accendeva le sue luci, ma era ancora illuminata dai raggi radenti del sole, un momento sospeso. Una luce magica dorata, aranciata, che sfumava nel blu cobalto trasparente del cielo.  Una città irreale, surreale, che, se New York non dorme mai, non solo non dorme, gioca, scommette, mangia, beve, pecca, si fa puttana, madonna, tutto quello che vuoi, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Quella sera pareva magica, un leggero pulviscolo ti accoglieva all'apertura dei portelloni dell'aereo, da qualche parte doveva esserci stata una tempesta di sabbia, la luce era d'oro, d'argento e sangue. E poi il buio, non nero come l'inchiostro, ma blu come il mare, le stelle brillanti offuscate dal milione di watt dello Strip. La macchina aveva puntato il muso da sola, come se avesse il pilota automatico, verso la via principale. "Welcome to Fabulous Las Vegas" diceva il cartello, davanti a noi rutilanti, scintillanti, tutti gli alberghi-casino e un fiume di persone per strada, eccitate, allegre, vocianti, tutte pronte per ingoiare la notte, ognuna di loro pronta a fare quello che non avrebbe mai osato nemmeno pensare a casa. "What happens in Vegas, Stays in Vegas", quello che succede a Las Vegas resta a Las Vegas, dice il motto della città, e ognuno lo interpreta alla sua maniera. Quella sera abbiamo guidato a passo d'uomo fino in fondo allo Strip e da lì, passati gli alberghi più belli, c'è una strada a destra che si chiama Sahara Avenue, prende il nome da uno dei primi casinò nati in città, operativo ancora oggi, e noi quella strada l'abbiamo imboccata. Ecco se si guida piano, tutto dritto fino in fondo, passando per le zone depresse della città, dove niente luccica e tutto è torbido, proseguendo per le urbanizzazioni della media borghesia locale, scivolando in silenzio accanto alla villa di qualcuno che ha fatto fortuna; ecco, giù, giù fino in fondo, dove finisce bruscamente la strada, dove regna il silenzio e la brezza tiepida fischietta un motivetto sconosciuto nelle tue orecchie; ecco, in quel punto esatto, proprio lì, il deserto torna padrone, e le stelle ricominciano a brillare di luce propria.

sabato 28 gennaio 2012

CIOCCOLATA CALDA ALLA CANNELLA

La cioccolata calda è il piacere di stagione, non esiste modo migliore per scaldarsi dopo un pomeriggio passato a camminare al freddo soprattutto se c'è la neve. Ricordo un sabato a Chicago, verso la fine di gennaio, il River North ghiacciato, meno venti sotto zero e una brezzolina tagliete, noi temerari a spasso tra Bucktown e Old Town. Un pomeriggio magnifico, con la neve ghiacciata che scricchiolava sotto le scarpe e il naso congelato, tre ore che si sono chiuse in un grande bar con un camino acceso e poltrone comode e una tazza gigante di cioccolata calda. Con panna. 

75 g cioccolato fondente - 2 cucchiaini di zucchero - 1 bacello di vaniglia - 250 ml di latte - 150 ml di panna fresca - 2 pizzichi abbondanti di cannella - panna montata (facoltativo)

Tritare il cioccolato, aprire a metà il bacello di vaniglia ed estrarre i semi, ma tenere il bacello. Mettere gli ingredienti, tranne la cannella, in una casseruolina e far scaldare a fuoco dolcissimo mescolando con una frusta finché tutto il cioccolato non si sia sciolto. Togliere il bacello di vaniglia, unire la cannella e versare nelle tazze e servire con panna montata a piacere.
per due persone

Sabato pomeriggio a Old Town Chicago

venerdì 27 gennaio 2012

FILETTO DI MAIALE TANDOORI


Riemergo tra  i vivi finalmente, questa sera cucinerò questo delizioso piatto in bilico tra India e Italia. Provatelo, non vi deluderà. 

Uno o due filetti di maiale – 2 cucch di pasta tandoori – 1 cucch di senape forte – 6 pomodori – 2 cipolle di Tropea – timo limone – pepe – pepe di cayenna – olio

Far marinare qualche ora il filetto cosparso di pasta tandoori e senape (se non si ha il tempo, saltare la marinatura, non ci sono problemi, il piatto sarà buono ugualmente). Rivestire con la carta forno una teglia, posarci i pomodori tagliati a metà, la cipolla tagliata a fettine spesse, posare il filetto sulle verdure, salare, pepare, aggiungere il pepe di cayenna, il timo e un filo di olio. Far cuocere in forno a 210 per circa 20 minuti, ridurre il termostato a 180 e cuocere ancora per una ventina di minuti. Lasciar raffreddare, tagliare la carne a rondelle e servirla con le verdure. 
per sei persone 

giovedì 26 gennaio 2012

PESCATRICE CON MAIONESE VERDE


Sempre un po' malaticcia, riemergo dal sonno comatoso per lasciarvi questa ricetta che credo vi sfizierà parecchio. Le erbe ovviamente sono a piacere e potete spaziare nel mondo delle erbe aromatiche come più vi aggrada, ma quelle della ricetta conferiscono un delizioso aroma alla maionese. 

Per la Pescatrice: Mezzo chilo di rana pescatrice – 80 grammi di parmigiano grattugiato – 80 gr di pan grattato - 5 cucchiai di farina - 2 uova - olio per friggere
Per la Maionese: 200 ml di maionese fatta in casa - 25 gr di spinaci freschi – 4 rametti di cerfoglio -  coriandolo e erba cipollina – 1 cucchiaio di senape forte 

Per la Maionese: Preparare una maionese con un uovo, un cucchiaio di succo di limone e 100 ml di olio extra vergine d'oliva e 50 ml di olio di mais o arachidi con il Minipimer che rende la vita più facile a tutti, altrimenti usare il metodo classico di olio di gomito e pazienza versando a filo la miscela di oli sugli altri ingredienti mescolando bene, senza interruzione, con un una frusta o una forchetta. Una volta pronta aggiungere la senape e le erbe finemente tritate. Far riposare, una mezz'ora affinché i sapori siano perfettamente amalgamati. 
Per la Pescatrice: Tagliare a dadini la pescatrice, passarla prima nella farina, poi nelle uova leggermente sbattute ed infine in un mix di parmigiano e pan grattato. In una padella far scaldare l’olio e friggere il pesce per 10 min, finché non sarà dorato. Scolare su carta assorbente e servire con la maionese.

P.S. I puristi inorridiranno alla vista della parola olio di mais o arachidi nella maionese, ma fidatevi di me, viene una maionese fantastica, leggera e soffice e, se nessuno rivela il trucco, i commensali puristi non si accorgeranno di nulla. Ho potuto constatare la cosa a più riprese. Fidatevi. 



mercoledì 25 gennaio 2012

HUMMUS DI ZUCCA

Sempre distesa nel mio letto di dolore febbricitante, anche se cominicio a stare un po' meglio,  senza un briciolo di fame, mi diletto a pensare al momento che starò meglio e mi vengono in mente ricette che avevo dimenticato, come questa. E' molto di stagione e esce dai soliti schemi "zuppa alla zucca" o "zucca al forno", ha quel tanto di etnico che si sposa molto bene con il mio blog. E' qualche tempo che non la eseguo e mi sa che quando starò meglio sarà il primo piatto ad onorare la mia tavola, per il momento popolata di brodini e piattini senza sapore, per di più scarsi. 


1 kg di zucca - 50 g di tahini - 50 ml di succo di limone - 2 spicchi d'aglio - 1 cucchiaio di prezzemolo tritato - una spolverata di cumino in polvere (facoltativo) - olio - sale pepe

Cuocere la zucca pulita e sbucciata al vapore per circa 40 minuti, finché non è tenera. Farla raffreddare e schiacciarla con la forchetta. Aggiungere il tahini e il succo di limone, lavorare il composto con una frusta.  Salare e pepare a piacere, unire l'aglio schiacciato con lo spremiaglio e mescolare bene. Lasciare insaporire almeno un paio di ore. Servire cosparso di prezzemolo e, se piace, cumino.  
per dieci persone

P.S. Il tahini è una crema di sesamo tipica dei paesi arabi, la si trova nei negozi di specialità orientali e in quelli di prodotti naturali, esiste chiaro e scuro, per questa ricetta usate senz'altro quello chiaro. Potete aumentare la dose di tahini e succo di limone a piacere fino ad arrivare a 100 g di tahini e 100 g di succo di limone. Io preferisco questa versione un po' più delicata. 
P.P.S sabato 28 gennaio: mi  sono accorta di non avervi detto che la quantità di aglio è solo indicativa, potete metterne di meno o di più, secondo le vostre preferenze. 

martedì 24 gennaio 2012

FRITTTATA DI PORRI CON ROBIOLA

Sono sempre malatissima. ma vi lascio questa ricetta di frittata, veloce, invernale e facilissima. Io trovo che sia un gran tiramisù dopo una giornata difficile. Spero di poter tornare presto a mangiare, bere, camminare, scrivere. 

6 uova - mezza robiola - 2 porri parte bianca e verde - un mazzetto di prezzemolo - sale pepe - olio

Sbattere le uova con il sale e il pepe, unire la robiola e mescolare bene con la forchetta. La robiola non deve amalgamarsi perfettamente, ma restare un po' "grumosa". Affettare finemente il porro, in una padella far scaldare un cucchiaio di olio e far cuocere il porro finché non è morbido. Unire al composto di uova. Aggiungere due cucchiai di olio alla padella, versare le uova e far cuocere da un lato finché la fritttata non sia quasi completamente rappresa. Con un piatto o un coperchio girare e terminare la cottura. Se usate una padella con il manico di ferro potete terminare la cottura in forno, sotto il grill.
per sei persone


lunedì 23 gennaio 2012

QUICHE CON ZUCCA E CASTAGNE

1 rotolo di pasta brisée - 200 g di zucca - 7 castagne bollite o cotte al vapore - un cucchiaio di capperi sotto sale - un piccolo mazzetto di prezzemolo - 20 g di parmigiano grattugiato - sale - pepe jamaica -  una grattata di noce moscata - 250 ml di panna - 2 uova grandi intere

Tagliare a dadini la zucca, sbriciolare le castagne. Stendere la pasta e mettere i dadini di zucca con le castagne sbriciolate e aggiungere i capperi. spolverare con un pizzico piccolo di sale. In una ciotola sbattere la panna e le uova, unire il parmigiano, la noce moscata e il prezzemolo tritato. Salare e pepare. Versare il composto sulla pasta e la zucca. Cuocere in forno a 160 gradi per 40/45 minuti.
per quattro persone

APERTO PER MALATTIA

Scusatemi, oggi sarebbe dovuto uscire il racconto, ma proprio non ce la faccio a scriverlo, sono malatissima. Vi prometto il racconto al più presto, nel frattempo vi lascio con una ricetta sopraffina. Prossimamente vi prometto una passeggiata nel deserto.

domenica 22 gennaio 2012

sabato 21 gennaio 2012

TERRINA DI ARANCE CON POMPELMO

Non esistono dolci light, esistono dolci "zuccheramente" modificati e meno calorici di altri. In genere quelli con la frutta abbattono le calorie, certo che se si aggiunge una bella crema al mascarpone per accompagnarli, light non saranno mai. Questo dolce vi aiuterà a praticare ciò che avete imparato ieri (20 gennaio 2012), cioè Come Pelare Un'Arancia a Vivo, operazione apparentemente complicata, ma, come dimostrano le immagini, in realtà piuttosto semplice.  

1 kg di arance - 1 kg di pompelmi - 750 ml di succo d'arancia - 14 g di gelatina in fogli o di agar agar - 100 g di zucchero

Tagliare a vivo le arance e i pompelmi, ricavare gli spicchi senza pelle. Portare il succo d'arancia ad ebollizione con lo zucchero, aggiungere la gelatina precedentemente ammollata in acqua fredda. Far intiepidire. In uno stampo da plum cake disporre gli spicchi a strati alternando i colori, versare piano il liquido. Tenere in frigo almeno 5 ore prima di servire.

P.S. Se siete a dieta accompagnate questa terrina con dello yogurt greco battuto con un po' di succo di limone, se non lo siete potete scegliere della crema inglese, pasticcera aromatizzata al the.

venerdì 20 gennaio 2012

INSALATA DI BARBABIETOLA, ARANCIA E FINOCCHIO

Si tratta di una variante dell'insalata tipica marocchina a base di barbabietola e arancia con coriandolo, siccome a noi italiani non piace molto il coriandolo l'ho sostituito col prezzemolo. Io preferisco la versione originale, se anche voi la preferite usate la stessa quantità dell'esotica erba. Questa versione è ideale per una settimana come questa, leggera e depurativa, grazie a tutti i suoi ingredienti pieni di vitamine, minerali e diuretici. La barbabietola per esempio è ricca di minerali come il potassio e aiuta ad eliminare le sostanze tossiche dall'organismo. Insomma, quest'insalata è un modo delizioso di curarsi. Non segnalo la quantità di olio perché ognuno sceglierà la propria, chi è a dieta non esageri... è ovvio. 

2 bababietole cotte al forno o al vapore di dimensioni medie - 2 arance - 1 arancia sanguinella - mezzo finocchio - mezza cipolla di tropea (o rossa) - un mazzetto di prezzemolo - 1 cucchiaio di succo di limone - 1 cucchiaio di lime - sale pepe - olio d'oliva a piacere

Tagliare le arance a vivo, estrarre gli spicchi, procedendo come illustrato nelle foto sotto, su un piatto di portata  raccogliendo tutto il succo. Spremete anche le bucce.  Mescolare il succo di limone e lime. Pelate e tagliate le barbabietole in quartini piccoli, affettare il finocchio e la cipolla e mettere tutto nel piatto di portata. Solo poco prima di servire aggiungere le barbabietole perché tendono a macchiare gli altri ingredienti. Irrorare con il succo dei limoni e l'olio a piacere. Aggiungere sale e pepe. Unire le foglie di prezzemolo e servire subito.
per quattro persone 


P.S. Se riuscite a trovare bababietole di diversi colori (la Chioggia è bellissima, variegata di bianco e rosso) unitele all'insalata, sarà bellissima da vedere. 













giovedì 19 gennaio 2012

SCALOPPINE AL LIMONE LIGHT

La ricetta originale prevede burro, olio e vino bianco, ho cercato di alleggerire il più possibile questo piatto che a me piace molto per quando sono a dieta e non ho voglia di rinunciare a qualcosa di sfizioso. Il risultato è soddisfacente e le calorie di abbattono sensibilmente, ovvio che l'originale sia molto più godurioso. In qualsiasi dieta, sana, sono ammesse le quantità di olio e burro presenti nel piatto, fanno parte della quantità giornaliera ammessa per una persona. Potete accompagnare le scaloppine con delle lenticchie (possibilmente di Castelluccio) fatte cuocere con uno spicchio d'aglio, a fuoco lento e un po' di peperoncino, condite con mezzo cucchiaino di olio. 

250 g di petto di pollo a fettine- 1 cucchiaio di olio di oliva - 1 limone, succo e scorza - 40 ml di acqua - 10 g di burro - farina - sale pepe - prezzemolo

Battere col batticarne le fettine di pollo, infarinarle scuotendo l'eccesso di farina. Far scaldare l'olio in una padella e velare il fondo, unire le fettine di pollo e far cuocere completamente, salare e pepare poco. Togliere il pollo dalla padella e metterlo in un piatto, far fondere il burro e unire il succo di limone e l'acqua. Far ridurre il sughetto per qualche istante, salare e pepare. Rimette le scaloppine nella padella, unire la scorza di limone e lasciare che si insaporiscano qualche istante girandole affinché si "avvolgano" col sugo. Togliere dal fuoco, spolverare col prezzemolo, mettere nel piatto di portata e servire.
per due persone 

mercoledì 18 gennaio 2012

PENNE DI KAMUT LIGHT CON BROCCOLETTI E MASALA SPECIALE

Un piatto che mi piace moltissimo e che d'estate faccio con le zucchine e il curry (trovate la ricetta nel blog), di solito uso gli ingredienti di stagione; a volte trasgredisco con le erbe, che d'inverno non sono proprio di stagione e che, però, si trovano comunque. E' leggero, poco calorico, ideale per una settimana post bagordi e l'ideale da servire all'amica/o con problemi di intolleranza al glutine. Gli aromi del masala possono essere modificati a piacere, io preferisco questa combinazione. Esotico, ma non troppo 

Per la pasta: 360 g di penne di grano Kamut - 1 piccolo cespo di broccoli - 1 cipolla - 40 ml di olio - menta e/o basilico e/o erba cipollina tritati a piacere

per il Masala: mezzo cucchiaino di zenzero in polvere - mezzo cucchiaino di scorza di limone grattugiata - mezzo cucchiaino di scorza d'arancia grattugiata - mezzo cucchiaino di semi di coriandolo macinati - una puntina di cucchiaino di cannella - mezzo cucchiaino di sale - pepe - peperoncino (facoltativo)

Per il Masale: in una ciotolina mescolare tutti gli ingredienti, pepare e se controllare il sale, aggiungetelo se necessario.

Per la Pasta: Lavare e dividere i broccoli in piccole cimette. Affettare la cipolla finemente. Portare l'acqua ad ebollizione e controllare i tempi di cottura della pasta perché a metà cottura bisognerà mettere i broccoli. Quando l'acqua bolle aggiungere le penne e la cipolla, a metà cottura tuffare i broccoli che dovranno restare al dente. Nel piatto di servizio preparare la salsa mettendo il masala, unire l'olio e le erbe aromatiche, aggiungere qualche cucchiaio di acqua di cottura. Mescolare bene. Scolare la pasta e le verdure, mescolare bene la pasta e servire.
per quattro persone 

martedì 17 gennaio 2012

BRODO DETOX MA NON TROPPO

In questo periodo di post feste e bagordi abbiamo tutti voglia di qualcosa di leggero, caldo e, magari, sfizioso. Ok, magari un brodino non è sfizioso, ma è super sano e aiuta a ritornare in forma. Questo brodino potete berlo da solo e sarà una sferzata di minerali e vitamine, infatti ognuno di degli ingredienti possiede caratteristiche specifiche ad esempio: il finocchio e il rosmarino sono detossinanti, la cipolla diuretica, i semi di coriandolo stimolano la digestione. Potete tagliuzzare le verdure e sorbire il brodo masticando qualcosa si sano e completo, oppure, e qui faccio il diavoletto tentatore, aggiungere dei passatelli o delle frittatine per un piatto più "corposo", ma in effetti più calorico. Decidete voi. La ricetta delle frittatine cercatela nel blog. 


1,25 lt di acqua - 1 carota - 2 coste di sedano - mezza cipolla - mezzo finocchio - mezzo carciofo - 1 spicchio d'aglio - 3 rami di prezzemolo - 1 rametto di rosmarino - mezzo cucchiaio di semi di coriandolo - mezzo cucchiaio di semi di finocchio - un pezzettino di 2 cm di stecca di cannella - sale pepe

Portare l'acqua ad ebollizione, unire tutti gli ingredienti, quando bolle di nuovo far cuocere mezz'ora a fuoco basso. A metà cottura salare a piacere, pepare alla fine se piace. Servire. Se volete potete spolverare con del prezzemolo fresco tritato, un'altra occasione di aggiungere vitamine.

lunedì 16 gennaio 2012

ALBA FIERA - CACCIA GROSSA IN RIVIERA 2

La sento muoversi. Prima mi tocca una gamba, poi appoggia il muso sul mio polpaccio. Si alza e fa aderire il naso fresco e umido sulle mie labbra, mi sta annusando e credo senta i fumi del vino che abbiamo ingurgitato fino a qualche ora prima. Ieri sera era terrorizzata, c'erano dei cretini che sparavano botti per dare il benvenuto al nuovo anno; lei stava acquattata dietro alle tende stretta in una palla tremante. Scende dal letto e sento le sue zampine sul parquet, to-to-to-to-toc fanno. Va verso la cucina e sento che muove la sabbietta del suo bagno, scrrr-scrrr-scrusc ripetuto due o tre volte. Ha senz'altro fatto la pipì. Sono appena le sette e questa mi ha già svegliata, sono andata a letto alle due e mezza, la detesto. Per il momento. Di solito la amo alla follia. Sento che torna, sale sul letto, è inquieta. Comincia a passeggiarmi sulla gamba, raggiunge la schiena, si siede sulla mia mano, torna su, mi ficca il muso sulla guancia. Apro gli occhi e vedo i due fanali verdi che mi fissano a due centimetri dal mio naso, mi giro dall'altra parte. Passa da mio marito, che dorme profondamente, gli sale sulla schiena, lui si muove appena e lei scende dal letto. La sento camminare, fa un salto. E' salita sul pianoforte in un balzo solo. Mi pare di vederla, lì in posizione di dominio che cerca qualcosa con cui giocare, temo lo abbia trovato. Riesco ad immaginare la zampina che tocca qualcosa, ne saggia la consistenza, il calore, mi chiedo che cosa abbiamo lasciato a sua diabolica disposizione ieri sera; sento un rumore, la zampina spinge qualcosa, tac-sdeng fanno le chiavi quando cadono, accidenti a me che le ho lasciate fuori. Tunf fa lei mentre scende in un sol balzo. Ho come la sensazione che stia cercando qualcos'altro da far cadere. Stuff, sento che salta, so dove è andata, sulla sedia d'ingresso. Sfffrassscc-tac fa la mia borsa mentre cade a terra. Accidenti non si può stare tranquilli un solo istante, dormire la mattina del Primo dell'Anno per esempio. Mi alzo vagamente incazzata, tac-tac-tac-tac- fanno i miei piedi nudi e nervosi sul parquet, apro la porta alla micia Alice che esce felice come una gatta che ama il suo giardino. La guardo un istante mentre prende le misure, alza il muso, annusa l'aria. Mi sembra il colonnello Kilgore di Apocalipse Now quello che dice "Mi piace l'odore del Napalm la mattina", alla mia gatta senz'altro piace l'odore del giardino la mattina. Sorrido, ci sono gli uccellini che cantano, che piluccano le briciole della cena, saltano di ramo in ramo. Spero che la micia Alice sia felice. Torno a dormire, cado addormentata come un sasso, sono stanca. Non so per quanto tempo sono rimasta in catalessi tra le braccia di Morfeo, ma sento mio marito che dice "Alice cosa fai?", sento Alice che ringhia un segnale di pericolo e di avvertimento di solito. Apro gli occhi, vedo Alice accoccolata, pronta a saltare sul letto. Alice ha una strana forma, il muso è più lungo, ma gli occhi ancora pieni di sonno mi impediscono di capire cosa sia successo. Mio marito si alza con un balzo felino, è il caso di dirlo, "Alice cosa fai?" il tono di voce tra il preoccupato e il divertito. Sento i suoi passi e quelli della gatta sul parquet, sento la porta scorrevole della cucina che si chiude. "Alice ha cacciato un uccello", maddai, che gatta! "Le hai detto brava", chiedo. "No, l'ho chiusa in cucina", risponde. Accidenti, ma poverina lei è fierissima di quello che ha fatto e tu la chiudi in cucina senza nemmeno dirle uno straccio di brava? Dico indecisa tra l'affetto e il rimprovero mentre mi alzo dal letto. Alice è dietro al porta a vetri della cucina, tutta impettita con davanti il cadavere di un povero passerotto, mi guarda e con un zampina sembra volermi mostrare la sua preda. E' da quest'estate che fa così, solo che nella bella stagione cacciava lucertole, me le portava sventrate sul tappeto dietro alla scrivania mentre io scrivevo il mio libro. Questa volta è un passerotto di notevoli dimensioni, qualche goccia di sangue sul pavimento della cucina è il risultato dell'inutile tentativo di mio marito di cacciarla fuori con la sua preda. Vagamente disgustata uso il tono tutto complimentoso che uso quando fa delle belle cose e le dico "Alice, ma brava, che schifo un uccello morto, e chi pulisce tutto 'sto sangue, ma dove lo metto un uccello morto? Ma tesoro che cacciatrice favolosa sei." La insulto e in contemporanea le faccio i complimenti, ma devo proprio sforgarmi, tanto è il tono della voce quello che lei capisce e, infatti, lei se ne sta lì tronfia, con la sua preda davanti alle zampe. Mi guarda fiera e impettita, è sempre un po' impettita quando ha una preda a disposizione. Cerco di spedirla in giardino e lei con il povero uccellino tra le fauci di fiera fierissima continua a girare per la cucina, lo poggia per terra e lo fa saltare. Sono sicura che cerchi di farmi capire che ci vuole giocare proprio in casa, magari sul mio letto finché non è stufa. Finalmente riesco a farle infilare la porta e la chiudo fuori, dalla finestra vedo che gioca con la preda, lo fa saltare per aria, gli fa un agguato, lo scuote, la povera testolina molle che si agita nell'aria. Dopo un po' di questo gioco crudele salta sulla finestra e comincia a grattare. Vuole rientrare, il passerotto è a terra. Le diamo una bella ciotola di tonno e io parto verso il giardino al recupero del cadavere. Prendo la paletta e uno scopino, faccio scivolare piano piano il corpo inerte attorno al quale svolazzano minuscole piume. Rientro. "Sacchetto" dico a mio marito, lo infilo il cadaverino in un sacchetto di plastica e lo butto nella spazzatura. La micia Alice esce di nuovo, la vedo che va a cercare la sua preda, ma è scomparsa. Guarda a lungo il punto nel quale è sicura de averla abbandonata, si guarda intorno, poi guarda verso il basso, nel giardino dell'appartamento di sotto. Sembra delusa. Anzi no, perplessa.

P.S. Per colori i quali pensano, ma questo racconto l'ho già letto: è vero, avete letto il punto di vista della micia Alice la settimana scorsa. Questa settimana il punto di vista è quello della bipede con alcune cose già scritte.

sabato 14 gennaio 2012

ZABAIONE ALLO CHAMPAGNE

Un dolce godurioso, leggero e aereo, con la panna tanto amata dalla micia Alice. Servitelo con trancetti di Torta Margherita o, ancora più godurioso, con una Caprese, intingete e sognate.  


4 uova - 120 g di zucchero - 250 ml di Champagne o Spumante - 125 ml di panna montata

In una ciotola di alluminio mescolare le uova, lo zucchero e lo Champagne. Mettere la ciotola su un bagno maria e montare con una frusta per circa 8/10 min, finché la crema non sia densa, ma aerea. Trasferire la ciotola su un'altra ciotola con acqua e ghiaccio, continuare a montare finché la crema non è completamente fredda. Unire la panna montata, distribuire nelle coppette di servizio e tenere in frigorifero fino al momento di servire.
per quattro persone

venerdì 13 gennaio 2012

SOGLIOLA ALLA MUGNAIA CON CAPPERI

La mia versione della famosa "Sole Meunière", ricetta francese e più precisamente normanna. A me piace aggiungerci i capperi perché conferiscono un sapore più deciso alla preparazione. La micia Alice adora gli scarti della sogliola. Ricetta facile, digeribile e veloce, anche se con un po' di colesterolo... ma si sam senza burro non esiste la cucina francese. 


6 filetti di sogliola pulite e spellati (170/200 g l'uno) - 160 g di burro salato - 200 g di farina - 1 limone - 10 rametti di prezzemolo - 1 cucchiaio di capperi dissaltai - sale pepe

Tritare il prezzemolo, salare e pepare i filetti di sogliola. Mettere la farina in un piatto, infarinare i filetti e scuoterli piano per togliere l'eccesso di farina. In una grande padella far fondere metà del burro e unire un paio di filetti di sogliola o quelli che entrano comodamente nella padella, far cuocere cinque minuti per lato. Ripetere l'operazione  con gli altri filetti, aggiungendo altro burro se necessario. Far fondere l'ultima parte del burro aggiungendo i capperi, quando è fuso versarlo sui filetti, poi irrorare col succo di limone e spolverare col prezzemolo. Servire, decorando se piace con fettine di limone. Sono perfetti con un piatto di patate al vapore.


giovedì 12 gennaio 2012

PASTA CON TONNO E LIMONE FACILE

Questa pasta è veramente facile da preparare, veloce e deliziosa. La propongo ai miei amici e parenti da anni con grandissimo successo. Ricordo l'amica che me l'ha insegnata come una buona cuoca, il marito adorava questa pasta e lei la faceva sovente (a tavola il marito della mia amica era un tradizionalista); dopo anni di cofane di pasta, un giorno lui ha chiesto come era fatta e lei ha rivelato tutti gli ingredienti, uno per uno, lui non ha più voluto neanche assaggiarla, il solo fatto di sapere che c'era il succo di limone tra gli ingredienti lo rendeva sospettoso a posteriori. Valli a capire gli uomini. 


360 g di spaghetti - 1 (180 g sgocciolato) scatola di tonno di ottima qualità - 1 limone - 1 spicchio d'aglio - un piccolo mazzetto di prezzemolo - 1 cucchiaio di capperi dissalati - olio a piacere - sale e pepe

Se siete amanti dell'aglio tagliatelo a fettine sottili, altrimenti strofinate per bene lo spicchio  sulla superficie zuppiera di servizio. Scolare bene il tonno dall'olio (va benissimo anche al naturale) e sfilacciarlo dentro la zuppiera, unite il succo del limone, l'aglio, il sale, il prezzemolo tritato fine e aggiungere olio a piacere (la quantità dipende dai vostri gusti e da quanto siete a dieta) mescolare bene e lasciar riposare un quarto d'ora. Nel frattempo far cuocere la pasta al dente, quando è pronta scolarla e versarla nella zuppiera. Mescolare bene e servire subito.
per quattro persone

mercoledì 11 gennaio 2012

CAPESANTE IN CROSTA DI CAFFE'

Un'altra insana passione della micia Alice, dopo il pesce e il latte, è il caffè. Se io lascio in giro una tazza con un avanzo di caffè, lei sente l'odore a distanza e come un segugio la trova dopodiché lecca fino a che non c'è più ombra di liquido. Un vero godimento per lei, mi sono sempre chiesta da dove venga questa sua passione e non ho ancora capito. Oggi vi propongo la ricetta delle capesante, questa una mia grande passione, nascoste sotto ad una crosta di caffè, un piatto insolito e delizioso che richiede una certa manualità.

Per la crosta: 30 g di mollica di pane - 25 g di farina di mandorle  - 25 g di farina di nocciole - 40 g di burro morbido - 10 g di polvere di caffè - 1 limone, succo

Per la Vinaigrette: 12 capesante senza conchiglia - 6 piccole indivie belghe - 4 arance, la scorza di una tagliata a julienne - 60 ml di olio evo - 20 ml di aceto di Jerez - 20 g di burro

Mescolare tutti gli ingredienti per la crosta di caffè. Stendere la pasta con l'aiuto di un piccolo mattarello e poi tagliare dei dischetti di dimensione uguale alle capesante. Preparare la vinaigrette: far ridurre il succo di 3 arance con l'aceto fino ad ottenere uno sciroppo scorrevole, mescolare l'olio d'oliva aiutandosi con una piccola frusta. Far cuocere le indivie con il succo di un'arancia e 10 g di burro, circa 15 minuti. Una volta cotte tagliarle a metà. In una padella mettere 10 g di burro e far dorare le indivie, salare e pepare, unire la scorza tagliata a julienne far cuocere ancora qualche istante e togliere dal fuoco. Scaldare il grill del forno. Salare e pepare le capesante, mettere su ognuna una cialdina alla caffè, infornare e cuocere per 30 secondi sotto il grill. Dividere le capesante sui piatti, aggiungere le indivie e condire con la vinaigrette all'arancia. Servire.

Ricetta ispirata a quella trovata tempo fa nella rivista Elle à Table

lunedì 9 gennaio 2012

ALEXANDER COCKTAIL

Ai mici piace un sacco il latte, ma pare che sia indigesto per loro. La micia Alice non lo disdegna e le rare volte che gliene mettiamo un po' nella ciotola assalta la suddetta con zelo tipicamente gattesco, di solito brilla tanto è pulita. La ciotola, non lei. Adora anche la panna, per questo ho scelto un cocktail che la contenga. Ho come l'impressione che le piaccia molto anche il Cognac, ogni volta che ne trova un bicchiere, anche vuoto, annusa felice. Non vi do le quantità per persona ma le proporzioni, come si conviene ai cocktail seri. Si tratta di un cocktail definito "After Dinner" cioè da sorseggiare dopo cena, magari in compagnia di un bel libro. Cheers! 


1/3 di panna liquida - 1/3 di liquore creme de cacao, possibilmente scura - 1/3 di Cognac o Brandy

Mettere tutti gli ingredienti in un shaker con qualche cubetto di ghiaccio, shakerare vigorosamente per qualche secondo e versare nei bicchieri, a me picciono delle piccole flutes Spolverare con cacao in polvere. Servire.


CACCIA GROSSA IN RIVIERA


L'alba era tersa, un cielo color lavanda scuro precedeva l'arrossarsi delle nuvole al sorgere del sole. La notte era stata tranquilla, dopo i botti di Capodanno la quiete aveva allietato le mie orecchie sensibili e il mio cuore aveva smesso di battere all'impazzata. Non mi piacevano i botti. In casa dormivano tutti, odoravano ancora di sostanze intossicanti, quelle che avevano bevuto durante la serata, io tergiversavo nel mio angolo di letto, al calduccio, ma con una voglia pazza di uscire. Con un elegante mossa sono scesa dal letto e ho cominciato a camminare, il parquet aveva il caratteristico rumore sotto i miei passi: to-to-to-to-toc. Mi sono fermata in cucina, ho bevuto. Poi ho fatto pipì. Sono tornata a letto, inquieta. Mi sono di nuovo mossa: to-to-to-to-toc, facevano i miei passi. Speravo che qualcuno mi sentisse, volevo fare qualcosa di divertente. Ho fatto cadere un paio di chiavi posate sul pianoforte, tac-sdeng hanno fatto mentre toccavano terra. Poi ho provato a spostare la borsa sulla sedia dell'ingresso, sfffrassscc-tac ha fatto quando è caduta. Alla fine qualcuno si è alzato, mi ha guardato negli occhi, ci ho letto un po' di disapprovazione, tac-tac-tac-tac, facevano i piedi nudi sul parquet, ha aperto la porta che si affaccia sul giardino. Un po' d'aria finalmente, non fa freddo da queste parti e il giardino profuma in qualsiasi stagione. C'erano uccellini che cinguettavano felici, svolazzavano di ramo in ramo, strofinavano la testolina contro quella di un compagno, scendevano, salivano, piluccavano le olive rimaste sui rami, sbecchettavano per terra le briciole della cena. Mi piacciono gli uccellini, li guardo sfrecciare sopra di me, le loro evoluzioni mi attirano come calamite, mi diverto come una matta a seguirli con lo sguardo. Mi piacciono davvero gli uccellini, ma davvero, davvero. Respiravo profondamente, col naso all'insù, lo faccio sempre, godevo di questo momento e mi sentivo come il colonnello Kilgore di Apocalipse Now, quello che dice "Mi piace l'odore del Napalm la mattina". Solo che io non lo so che mi sento come lui,  non so nemmeno chi sia il colonnello Kilgore, io sono la micia Alice e mi piace l'odore del giardino alla mattina. Mi sono avvicinata al tronco di un ulivo e l'ho guardato da sotto in su, il mio muso puntato verso l'alto, verso quei due uccellini cinguettanti sul ramo che da verso il pino. Loro chiacchieravano, io salivo piano, piano, una zampa dopo l'altra, le unghie conficcate nella corteccia. Mi sono fermata a metà tronco, ho esitato, i due uccellini continuavano a chiacchierare ignari della mia presenza. Li osservavo, acquattata nella biforcazione tra due grossi rami, io immobile, la punta della mia coda in lento e leggero movimento. Firu-cip-firu-cip diceva uno, cip-firu-fa-cip-firu-fa rispondeva l'altro. Sono carini, grigi e marroni, due passerotti neanche troppo vecchi. Mi sono sentita rimescolare dentro, ho ripreso la scalata, quatta, quatta, mi sono avvicinata. Firu-cip. Cip-firu-fa. Firu e Cip li registro nella mia testa, chi prefrerisco dei due? Ero concentrata, i miei sensi all'erta, ora strisciavo piano lungo il ramo,  Firu e Cip erano vicinissimi. Potevo sentire il loro odore, vedere ogni dettaglio delle loro piume, i miei occhi vigili, le mie zampe pronte, le orecchie indietro, come ho imparato a fare quando gioco con la bipede morbida, assesto il sedere, pronta a scattare. Firu si accorge di me emette un suono striduolo e si alza in volo. Cip è immobile, come se fosse congelato. Io salto, due zampe schiacciano il suo corpo pennuto, i miei denti affondano nel collo. In un secondo Cip è bloccato. Lo tengo stretto, non emette più il suo suono Cip-firu-fa. Niente. Aspetto ancora un istante e poi prendo la via della cucina. Sono scesa piano con Cip in bocca, la sua testa nella mia gola, il suo culo con tutte le piume fuori per metà. Sono entrata in casa, la bipede Morbida non stava pestando sui tasti di quella roba grigia con quel disegno brillante dietro (una mela, lo chiamerebbe la bipede morbida), altrimenti le avrei depositato Cip sul tappeto dietro alla sua schiena, come ho fatto per tutta l'estate con le lucertole. Lei mi ha sempre fatto un sacco di complimenti diceva "brava" e robe che non capisco tipo "ma che schifo Alice, questa lucertola sventrata, è una vera porcheria e adesso dove la metto?" il tono è quello che usa quando faccio le fusa, quindi devo aver fatto una cosa buona. Chissà come sarà contenta di vedermi arrivare con Cip in bocca, ho pensato. Dormiva ancora, accidenti. Ho Ringhiato (quando faccio questo verso lei dice al bipede peloso "Ma le senti? Ringhia, come un cane". Che diavolo è un cane? Io faccio questo verso per avvertire che c'è un pericolo e se lo fa anche 'sto coso che si chiama cane, vabbè, ma il verso è mio e lo chiamo ringhio come fa lei). Questa volta volevo avvertirla che c'era qualcosa di grsso in ballo. Ero pronta a saltare sul letto per mettere Cip vicino alla bipede Morbida. Il bipede Peloso mi ha detto, "Alice cosa fai?" e mi ha guardata, si è alzato dal letto, nei suoi occhi ho letto un misto di schifo e disapprovazione. Mi ha detto, andiamo di là e ha sbattuto la porta dietro di sé. Mi ha portata in cucina e ha chiuso la porta a vetri. Ho sentito che ha detto alla Morbida "Alice ha un cacciato un uccello", non so cosa voglia dire, ma lo ha detto come se avessi fatto le fusa per un giorno, la Morbida ha replicato " Lei hai detto brava?",  "No" ha risposto lui, "l'ho chiusa in cucina". La Morbida è scesa di corsa dal letto, come quando rompo qualcosa, è arrivata, io ero nella mia posizione classica, quella delle lucertole: seduta, un filo impettita, ma l'orgoglio mi impettisce, che volete, davanti a me Cip morto, qualche goccia di sangue in cucina, perché il Peloso voleva prendermi Cip, e io ho fatto resistenza. Vedo la Morbida attraverso la porta a vetri, mi guarda e io le faccio cenno con la zampa "Và cosa t'ho portato, Morbida bella!" e lei "Alice, ma brava, che schifo un uccello morto,  e chi pulisce tutto 'sto sangue, ma dove lo metto un uccello morto? Ma tesoro, ma che cacciatrice favolosa sei". Tutto detto con il tono delle fusa, ho fatto una cosa grandiosa, allora. Esulterei, se sapessi che esiste la parola esultare. Ho cominciato a giocare con Cip, l'ho fatto passare da una zampa all'altra, l'ho assaltato, gli ho fatto due tre agguati, aveva il collo molle che mi dava un po' fastidio sul lato del muso. La Morbida mi ha seguito, ha cercato di spedirmi in giardino, "no, no bella non hai capito, me lo voglio tenere qui Cip, lo voglio portare sul divano con me, ci voglio giocare finché non sono stufa" ho cercato di farle capire. Alla fine ha vinto la Morbida, rassegnata sono tornata fuori in giardino, ho fatto saltare Cip due o tre volte in aria, l'ho messo sotto le zampe, ho scosso un po' il corpo con la bocca e la testa si muoveva molle, mah, ho continuato a giocare per un po'. Uffa, poi mi  è venuta fame, sono andata alla finestra e ho cominciato a grattare contro il vetro come faccio sempre quando la porta è chiusa. E' arrivato il Peloso e mi ha aperto, sono saltata giù nella cucina. La Morbida non c'era, però ho sentito i suoi passi sul ghiaino in giardino. Mi sono mangiata la scodella di tonno che mi ha dato il Peloso. La porta si è aperta dall'esterno ed è entrata la Morbida con un giornale appallottolato in mano, ha detto al Peloso "Sacchetto" e ha infilato il giornale in uno di quei cosi dove mette la mia cacca, lo ha buttato sotto quello che lei chiama il lavello, quello dove mi piace bere. Quando sono tornata in giardino Cip era sparito, chissà dove è andato. Mi viene un sospetto: che se lo sia fregato quello sfigato col pelo grigio e bianco che sta al piano di sotto? E' talemente imbranato che ne sarebbe capace.

domenica 8 gennaio 2012

PROSSIMAMENTE

Finite le feste si torna alla normalità, da domani un nuovo racconto da un luogo da sogno.

sabato 7 gennaio 2012

MINESTRA INVERNALE GIAPPONESE

Passiamo con la velocità di una ricetta dalla Francia al Giappone. Da oggi si comincia a mangiare più sano e leggero, la scelta è caduta su questa ricetta, non perché in Francia non si mangino minestre e zuppe leggere, è che a me piace tantissimo. Semplicemente. Le alghe presenti in questa minestra aiutano a a disintossicare l'organismo e sono ricche di iodio e proprietà rimineralizzanti. L'ideale per i bagordi post festivi. Tutti gli ingredienti si trovano nei negozi di specialità orientali. 

750 ml di brodo dashi (si trova in sacchettini o in granuli e si deve solo aggiungere l'acqua, ma si può anche fare da soli cercate la ricetta nel blog) - 300 g di tofu - 4 foglie tenerissime di verza (il cuore) - 1 cipolla - 3 funghi shitake (o champignon, ma gli shitake sono meglio) - 2  patate piccole - 1 porro - 1 zucchino (opzionale) - 1 cucchiaino di zenzero grattugiato - 1 pugnetto di alghe wakame - 3 cucchiai di pasta di miso rossa

Lavare e pulire tutte le verdure, tagliare a dadini le patate, la zucchina, tagliare a fettine i funghi e la verza. In una casseruola far scaldare il brodo, schiumando se necessario. Appena prima dell'ebollizione unire il cavolo e le patate, lasciar cuocre 10 min, aggiungere gle altre verdure e lo zenzero. Proseguire la cottura a fuoco basso per altir 5 minuti, le verdure devono rimanere croccanti. Togliere un mestolo di brodo e sciogliere il miso, unirlo al brodo, cuocere per altri 5 minuti senza far bollire. Unire le alghe lavate sotto l'acqua corrente e il tofu. Servire.
per quattro persone

venerdì 6 gennaio 2012

CREME SPECULOOS CHOCOLAT - BUDINO DI CIOCCOLATA CON SPECULOOS

Questa settimana due dessert, crepi l'avarizia. Gli Speculoos sono biscottini tipici di Natale in Belgio, da bambina erano la mia passione e segnavano l'inzio delle feste, insieme all'arrivo di San Nicola il 6 dicembre. Sono croccanti e aromatizzati alla cannella, un vero piacere per il palato. Se non doveste trovarli fateli, si conservano a lungo chiusi in una scatola di metallo. Questo budino è una bomba calorica e invita il colesterolo ad alzarsi, ma, accidenti, siamo ancora sotto le feste! Portate paziena, le ricette light arriveranno. 

150 g di cioccolato fondente - 5 uova - 1 lt di latte (intero, magro non funziona) - 3 tuorli d'uovo - 170 g di zucchero semolato - 80 g di specuoloos

Tritare il cioccolato finemente. Preparare la crema mescolando insieme in una grande ciotola le uova, i tuorli e lo zucchero. Far scaldare il latte su fuoco dolce con metà degli speculoos sbriciolati, versare a filo sul cioccolato e mescolare vigorosamente per qualche istante, poi passare nel mixer per qualche secondo. Filtrare.  Riempire delle formine o  biccieri monoporzione e cuocere in forno a 150 a bagno maria per 30/40 minuti. Far raffreddare. Servire col resto degli speculoos sbriciolati in cima.

P.SSe non doveste trovare gli speculoos fateli da voi, trovate la ricetta nel mio libro "Il Natale è servito", ed La Linea. Si conservano a lungo chiusi in una scatola di metallo.






Questa ricetta è stata ispirata da quella dello Chef Christophe Felder, che è stato Chef Patissier dell'Hotel Crillon a Parigi. 

giovedì 5 gennaio 2012

CAPESANTE E LARDO DI ARNAD

Un antipasto delizioso che unisce il mare e la montagna con un sapore delicato eppure deciso. Il lardo di Arnad è prodotto in un paesino valdostano, ed è famoso per la morbidezza della sua carne e gli aromi appena accennati delle sue spezie. Vi garantisco un vero successo per il pranzo della Befana, che tutte le feste porta via, e quindi anche le mangiate pantagrueliche. Gozzovigliate ancora un po' che la prossima settimana ci mettiamo a dieta. 


12 capesante pulite - 12 fette di lardo di Arnad - 2 cucchiai di olio evo - 1 cucchiaio di semi di sesamo nero - sale pepe

Arrotolare ogni capasanta in una fettina di lardo. Scaldare l'olio in una padella antiaderente e mettere le capesante avvolte nel lardo, cuocere due minuti per lato. Salare, poco, il lardo è già salato, e pepare. Spolverare di semi di sesamo e servire subito.
per 6 persone 

P:S. La dose è per un piccolo antipasto, un assaggio, al qualse seguono alcune portate, se volete servirlo in un pranzo meno ricco raddoppiate la dose per lo stesso numero di persone e aggiungete un'insalatina condita con olio, sale e succo di lime. 


P.P.S Se non trovate il lardo di Arnad, va benissimo anche quello di Colonnata. 

mercoledì 4 gennaio 2012

GALETTE BRETONNE AU SAUMON - CREPE DI GRANO SARACENO AL SALMONE


La particolarità di queste crêpes è la farina di grano saraceno molto usato e tipico della Bretagna.  Questa crepes sono un piatto di origini umili,  i più poveri le servivano semplicemente con panna acida. Questa ricetta non è tipicamente bretone, anche se per rispettare la tradizione è presente la panna acida. Nel caso non fosse disponibile procedere così: mescolare metà yogurt, metà panna, lasciare una notte a temperatura ambiente. Non è la stessa cosa, ma si avvicina molto.

Per le crêpes: 500 g di farina di grano saraceno – 1 litro di acqua - 2 uova – 40 g di burro – sale

Per il ripieno: 6 fette grandi di salmone affumicato – 200 ml di panna acida – un cucchiaio di succo di limone – erba cipollina tagliuzzata a piacere – sale pepe 

Fondere metà del burro in una padellina. In una terrina mescolare farina, sale, burro fuso e uova. Aggiungere l’acqua a poco a poco fino ad ottenere un impasto fluido, ma non troppo liquido. Intingere un foglio di carta assorbente nel burro fuso e passarlo sul fondo di una padella antiaderente. Mettere un mestolino di pastella e girare velocemente il padellino fino a coprire tutto il fondo. Quando i bordi si staccano e increspano un po’, girare la crêpe, terminare la cottura. Metterla da parte coperta con un foglio di alluminio per farla intiepidire. Procedere con le altre crêpes.
In una ciotola mescolare la panna acida con il sale, il pepe, l’erba cipollina e il succo di limone. Al momento di servire, tagliare a metà le fette di salmone. Metterne una al centro della crêpe, coprire con una bella cucchiaiata di panna acida e chiudere la crepe in quattro. Servire appena tiepido.
Per 12 crêpes, dipende dall’abilità con la padella  

martedì 3 gennaio 2012

GALETTE DES ROIS - TORTA DEI RE MAGI


Questa settimana iniziamo dal dolce, così potete organizzarvi se volete farlo il giorno dell'Epifania e sentirvi un po' in Francia. La Galette des Rois è il dolce tipico dell’Epifania, finiscono le feste e si chiude con un dolce semplice e goloso, fatto di pasta sfoglia e di profumata crema frangipane. Fare la pasta sfoglia non è difficile, ma è un lavoro molto lungo. Per questo dolce chiedetela al vostro pasticcere e fate voi la crema. 

1 kg di pasta sfoglia – 100 g di burro – 100 g di zucchero semolato – 100 g di mandorle in polvere – 2 uova – 1 tuorlo e 1 albume separati - 1 fava secca

Preparare la crema:  lavorare il burro, lo zucchero, e la polvere di mandorle. Quando il composto e ben amalgamato aggiungere le uova una alla volta, aggiungere il successivo quando l’altro è già assorbito. Dividere la pasta in due parti uguali. Stendere la pasta in due dischi dello spessore di mezzo centimetro, metterla sulla placca del forno e spalmare con la crema frangipane lasciando un po’ di bordo libero. Inserire la fava in un punto della torta. Spennellare il bordo con l’albume e posizionare l’altro disco di pasta. Premere sui bordi per farli aderire. Con un coltello praticare dei piccoli tagli sul bordo e disegnare delle losanghe sulla pasta, sempre col coltello praticare 5 o 6 buchi verticali. Spennellare con il tuorlo diluito in un po’ d’acqua. Cuocere in forno a 200 per 20 minuti senza mai aprire. Spennellare, questa volta con un misto di albume, tuorlo ed acqua e proseguire la cottura per ancora 35/40 minuti. La galette è pronta quanto sollevata non si piega.
per quattro persone  

lunedì 2 gennaio 2012

LES ROIS, UNA BEFANA FRANCESE


Una pasticceria di Nizza con alcuni dei tredici dessert d'obbligo sulle tavole Provenzali 

Era la notte di Natale del 492, Clodoveo, re dei Franchi, e i suoi 3000 guerrieri venivano battezzati dal Vescovo Rémy nella cattedrale di Reims. Quella era la prima messa di Natale mai celebrata sul suolo dei Franchi, quella stessa notte si posero le fondamenta di un impero, cristiano. Qualche secolo dopo, sempre la notte di Natale, un altro re dei Franchi, un grande conquistatore, vittorioso in molte campagne di guerra, fu incoronato imperatore a Roma. Era il 25 dicembre dell’800 e Carlo Magno diventava Imperatore del Sacro Romano Impero. Le basi di una Francia, e di un’Europa, cristiana furono poste quella notte. Una sorta di Unione Europea ante litteram. All’epoca Parigi non era ancora capitale.
La Francia è stata, ed è, un paese essenzialmente rurale, al di fuori delle grandi città esiste ancora un mondo concreto, legato alla terra e alle tradizioni più antiche. Non che in città manchino il Presepe o l’albero di Natale, ma come tutti i cittadini, i parigini sono più disincantati e lasciano un po’ correre le tradizioni per cercare sempre nuovi stimoli, mentre in campagna e in provincia si tende a essere involontariamente più conservatori. Ad esempio, in alcune aree si mantiene ancora la tradizione antichissima di bruciare un tronco d’albero da Natale a Capodanno, senza che mai si spenga. Un tempo, come augurio di buon raccolto, da quel tronco si estraeva una scheggia che poi sarebbe stata usata come vomere per l’aratro. (...)
(...)Ho avuto la certezza che la Francia fosse un paese ancora molto legato alle tradizioni contadine il giorno in cui un’amica ha fatto quella che io chiamo una magia. La mattina di Natale ha pelato una cipolla, lacrimando come un coccodrillo sazio ha tolto dodici “pelli”, cioè dodici sfoglie della cipolla, le ha messe ognuna in una piccola ciotola con un pizzico di sale, le ha disposte in fila, e ha cominciato a guardare le “pelli” che “sudavano” a contatto col sale. Le coppette rappresentano i dodici mesi dell’anno, da gennaio a dicembre, e più la “pelle” suderà, più il mese sarà piovoso. Questo era l’antico calendario della semina e della raccolta in Alsazia, oggi magari può venire comodo per programmare le vacanze. (...) 
(...) Le feste finiscono il 6 gennaio in occasione della Fête des Rois, il giorno dei Re Magi, conosciuto anche come Dodicesimo giorno. In Francia questo giorno è importante tanto quanto il Natale. Non ci si scambia regali, ma è di nuovo un’occasione per stare a tavola in famiglia e con gli amici. Il pranzo abbondante finisce sempre con la Galette des Rois, la crostata dei Re Magi, nella quale si trova nascosta una fava. Chi trova la fava diventa Roi o Reine, Re o Regina, del giorno, ha diritto ad indossare la corona e, a volte, riceve un regalo. In alcune aree in passato il Re doveva offrire da bere a tutta la tavolata, spesso non gradiva la cosa e ingoiava la fava. Oggi sono di ceramica, ingoiarle è più difficile. La tradizione vuole che che il bambino più piccolo si nasconda sotto alla tavola e che chi taglia la Galette gli chieda a chi vada una fetta specifica; il piccolo sceglierà se quella fetta andrà alla nonna, alla zia o alla sorella, rendendo ancora più casuale l'assegnazione della fava porta fortuna. La corona è sempre di cartone ed in genere la fornisce la pasticceria, resterà come ricordo della giornata ai fortunati Roi o Reine. A volte si riceve un omaggio oltre alla corona, sono spesso piccole cose: dolcetti, sacchettini ricamanti o giocattolini se ci sono molti bambini in casa. 
(...) In Francia è nata la letteratura cortese, le storie delle gesta di Roland e degli amori contrastati di regine, re, dame e cavalieri. Prima di essere scritte le gesta dei cavalieri di Roland erano recitate di città in città dai trovatori. A quei tempi i cantori passavano per le città e le campagne raccontando anche le storie “Des Merveilles de Noël”, Storie delle Meraviglie del Natale, avventurose, miracolose, fantastiche. Una tradizione che è rimasta a lungo radicata, quella di raccontare storie di Natale, allegre, tristi, cristiane, pagane, piene di gesta di cavalieri e gesti gentili di regine buone, e che oramai è scomparsa, lasciando dietro di sé, tra le altre, la tristissima favola della Piccola Fiammiferaia. Meglio i trovatori, forse.
A Natale lo champagne scorre a fiumi, il foie gras è una certezza su tutte le tavole in ogni sua declinazione, i frutti di mare abbondano. Il menu di Natale varia da regione a regione, tacchino alle castagne in Borgogna, Oca Arrosto in Alsazia, pesci cucinati con salse varie sulle coste, crêpes di grano saraceno con la panna acida in Bretagna. Si spazia in lungo ed in largo nel mondo della gastronomia, alta, bassa e regionale. Gioco facile per una delle cucine più ricche di piatti e tradizioni al mondo. 
In Provenza, però, vige la tradizione culinaria più suggestiva. Il Gros Souper, che significa la grande cena, è una cena lunga, elaborata nei gesti e nelle pietanze, nelle tradizioni è un’emozione da provare. Per iniziare deve essere composto da sette portate di magro, si intende come “di magro” tutto ciò che non è un pezzo di carne intero come un arrosto, e si chiude con tredici dessert. Sette come i giorni necessari a creare l’universo o i dolori della Vergine; tredici come il numero degli uomini seduti alla tavola dell’ultima cena. (...).  Si festeggia in genere a casa, ma spesso anche nei ristoranti che rimangono aperti tutta la notte. Niente di più ovvio per un popolo che ha inventato la ristorazione ai tempi della Rivoluzione, quella di LibertéEgalité et Fraternité.


Dal mio libro "Il Natale è servito", ed La Linea. Alcuni passi sono stati scritti apposta per voi integrando il libro